REVENGE PORN: INTERVISTA ALLE RAGAZZE DI “SEI COMPLICE”

“Vaffa****o Elisa! Ora tutti vedranno i tuoi video”, “Guardate Francesca quanto è stata brava l’altra notte”, “Guardate tutti quella str***a della mia ex nuda!!!”, sono solo alcune delle frasi comparse su dei misteriosi volantini affissi in giro per Roma durante le scorse settimane.

Ad accompagnarle, un codice QR che sembra promettere l’accesso a foto e video intimi di ragazze. In realtà, quello in cui ci si imbatte se si prova a scannerizzare i codici sono dei video di sensibilizzazione sul tema del Revenge Porn.

È questa la geniale idea di alcune studentesse dello IED di Roma, che hanno organizzato una pungente campagna di Guerrilla Marketing il cui slogan “Sei complice” accusa chi volontariamente fruisce di contenuti pornografici diffusi senza il consenso delle protagoniste.

La redazione ha avuto il piacere e la fortuna di intervistare Clara, Carlotta, Gaia, Martina e Pamela, ovvero le menti che hanno dato vita a questa iniziativa; un incontro che il nostro giornale è lieto di condividere con voi.

Qual’ era l’obiettivo della campagna e che messaggio volevate dare?

“L’ obiettivo della campagna era smuovere le coscienze delle persone, soprattutto dei ragazzi, e spingere verso lo sviluppo di una cultura del rispetto nei confronti delle tante donne vittime di Revenge Porn. Per fare ciò, più che concentrarci sulle vittime, abbiamo voluto direttamente puntare il dito contro i carnefici, e quindi verso chi volontariamente decide di guardare questo tipo di contenuti pornografici contribuendo alla loro diffusione”.

Quali risultati avete raccolto? Hanno rispecchiato le vostre aspettative iniziali?

“Le reazioni ai fogli con i codici ci hanno stupito abbastanza. La maggior parte delle persone è andata via indifferente, mentre il numero di chi ha strappato i volantini si conta sulle dita di una mano. Le scannerizzazioni, invece, sono state circa un migliaio, questo ovviamente prima che la campagna diventasse virale. Quello che più ci ha colpito in negativo è stata la scarsa solidarietà da parte delle ragazze più giovani, di cui solo due sono intervenute per strappare il foglio”.

Immaginiamo che prima della campagna voi vi siate informate sul Revenge Porn: che idea vi siete fatte del fenomeno in generale e qual è, secondo voi, il modo più efficace per contrastarlo?

“Si. Intanto è un fenomeno estremamente diffuso; ad oggi in Italia sono 5.000.000 le vittime, mentre l’84% di chi ha condiviso ha dichiarato che lo rifarebbe e che le foto diffuse ormai sono “roba di tutti”. Inoltre, rispetto al 2023, nel 2024 i casi sono cresciuti del 45%, il che è estremamente preoccupante. Quanto al contrasto del fenomeno, crediamo che un approccio solamente legale non basti. Serve l’educazione sessuale nelle scuole, a partire dalle medie.  Quest’ultima non avrebbe il solo scopo di contrastare il Revenge Porn, ma soprattutto favorire lo sviluppo di quella cultura del rispetto verso le vittime di cui parlavamo prima e che in Italia ancora manca”.

Abbiamo notato che la critica che vi fanno più spesso è che, forse, tra chi ha scannerizzato ci potrebbero essere delle persone che, una volta accertatesi che all’interno ci fosse effettivamente del materiale pornografico, avrebbero poi denunciato alle autorità. Che ne pensate?

“Chiaramente non possiamo essere sicure delle buone o cattive intenzioni degli altri, ma ciò non toglie un fatto; chi ha realmente a cuore la privacy della vittima dovrebbe avere come prima preoccupazione quella di limitare la diffusione del materiale pornografico, e cioè fare in modo che quest’ultimo venga visualizzato da meno persone possibili. Guardare il contenuto per poi andare a denunciare, secondo noi, non è un buon modo per contrastare la diffusione dello stesso, perché chi guarda, indipendentemente dalle sue (presunte) buone intenzioni, sta comunque violando la privacy della vittima. Non spetta alle persone per strada verificare che all’interno dei QR ci sia effettivamente del materiale pornografico, ma alle autorità. A proposito, pensiamo che le cose giuste da fare sarebbero state solo due: denunciare alle autorità il fatto senza visualizzare il contenuto dei codici, riservando così la verifica alla polizia, oppure semplicemente strappare e buttare il foglio con il QR”.

In base ai feedback che avete ricevuto, pensate che il vostro messaggio/insegnamento sia stato compreso e che la campagna sia stata utile/abbia raggiunto gli obiettivi?

“Dal punto di vista mediatico, la campagna è stata indubbiamente un successo. In generale, abbiamo ricevuto tante risposte positive di persone che hanno accolto favorevolmente la campagna, ma non sono mancate, purtroppo, anche tante opinioni sessiste. Nel nostro sito, abbiamo dedicato uno spazio all’interno del quale le ragazze vittime di Revenge Porn, in forma anonima, possono scriverci le loro storie. Ad oggi, tantissime ci hanno contattate per raccontarci le loro esperienze e quella per noi è una grande vittoria, anche e soprattutto perché abbiamo dato voce a delle storie mai raccontate prima”.

Riproporrete la vostra campagna in futuro?

“Noi personalmente non abbiamo in programma di ripetere la campagna, ma abbiamo fornito il nostro materiale a delle persone che ci hanno chiesto se potessero replicare l’esperimento in altre città. Tutto ciò che abbiamo utilizzato, insieme anche alle fonti che ci hanno ispirato, è reperibile sul nostro sito”.

A Cura di Simone Tistarelli

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